Regione ecclesiastica Sardegna

La storia

I - Le origini

La notizia della più antica presenza cristiana in Sardegna riguarda una lista di condannati alle miniere nel sud-ovest dell’isola, preparata da Vittore vescovo di Roma su richiesta di Marcia, favorita dell’imperatore Commodo (180- 192) e forse cristiana, da accludere a una lettera liberatoria dello stesso imperatore; ne beneficiò anche il futuro papa e martire Callisto I (217-222), colà deportato non perché cristiano ma condannato per peculato. Degli altri graziati si sa solo che quella condanna dipendeva dalla loro fede. Nel 235, sotto Massimino il Trace, toccò al vescovo romano Ponziano di essere confinato «in Sardegna, un’isola malsana», dove cessò di vivere dopo feroci maltrattamenti, in località imprecisata; pochi anni dopo, però, la memoria del sito della tomba consentì la traslazione dei suoi resti a Roma. Risale al 314 la prima attestazione a Cagliari di una comunità cristiana dotata delle essenziali articolazioni di personale e di ministeri, guidata da un vescovo proprio – il primo o i primi di loro, giunti probabilmente dall’Africa – e attiva nella propagazione della nuova fede: gli oltre quarant’anni di pace goduti dal cristianesimo prima della persecuzione di Diocleziano (303-305) favorirono il proselitismo iniziato dai primi annunciatori – provenienti per lo più dalle aree di Roma e di Cartagine – anche in altri centri urbani della costa: lo provano i martiri, il cui culto risale alla fine del IV sec.-inizi del V: Gavino a Porto Torres (Turris Libisonis), Lussorio a Fordongianus (Forum Traiani), Antioco a Sant’Antioco (Sulci), Efisio a Nora, Saturno a Cagliari; forse più tardivo è il culto di Simplicio, pur sicuramente attestato «in Sardinia» dal Geronimiano, a Olbia. Quintasio di Cagliari fu tra i circa quaranta vescovi occidentali convocati da Costantino al sinodo di Arles (314). Una risonanza maggiore dette a questa sede Lucifero (353-370) che, assieme al sardo Eusebio, vescovo di Vercelli, fu legato di papa Liberio, prima presso Costanzo II (353) ad Arles e poi al concilio di Milano (355) per la difesa dell’ortodossia nicena osteggiata dall’imperatore. Contro l’arianesimo Lucifero mostrò un’opposizione irriducibile anche durante l’esilio cui fu condannato da Costanzo (355-361) nella periferia sud-orientale dell’impero: per l’occasione scrisse cinque libelli ferocemente polemici. Morì attorno al 370.

Diocesi_Sardegna.png
Le Opere  Artistico/Liturgiche
BeWeb.png